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Saturday, 25 January 2014

Glogg: strascichi di Copenhagen (nel caso in cui ne se ne fosse avuto abbastanza)


Come reggo l'alcool io...
Sono astemia, ma i profumi che sprigionano i vari glogg, mulled wine e vin brulé mi fanno letteralmente impazzire, e poi l'atmosfera da mercatino di Natale non sarebbe la stessa senza queste bevande vagamente (ma per me pericolosamente) alcoliche.
Come potevo - quando abbiamo visitato il Christmas Market Tivoli - al richiamo del glogg? La foto sopra mi ritrae dopo il primo assaggio ( e già dall'aspetto sembro vagamente ebbra). Dopo averne bevuto il bicchiere per intero sono stata presa da un attacco di stupidera per me inusuale (visto che non sono esattamente un tipo "giulivo"). Ho riso ininterrottamente per mezz'ora, tanto che le mie figlie hanno iniziato a guardarmi tra il preoccupato e lo stupito, e mio marito quasi ha fatto finta di non conoscermi...
Sulla rivista dell'aereo, poi, ho trovato la ricetta originale. Questa è istigazione all'ubriachezza!
Ma quanto è buono...



Thursday, 16 January 2014

Ancora Copenhagen

Una delle scene che più mi rimarrà impressa del nostro viaggio a Copenhagen è quella che ha avuto luogo all'aeroporto, prima di imbarcarci nell'aereo che ci avrebbe riportati a Roma.
Abbiamo rivisto le stesse facce dell'andata, perlopiù famiglie con bambini che evidentemente hanno approfittato dell'offerta sul volo di cui abbiamo usufruito anche noi.
Vicino a noi, due capofamiglia che nell'attesa al gate hanno iniziato a socializzare, intavolando una discussione sulle loro impressioni della città e sulla Danimarca in genere. Entrambi hanno tessuto le lodi del senso civico e dell'organizzazione danese, paragonati alla tipica maleducazione e al caos italiani.
Il passo dalle impressioni al giudizio è stato brevissimo.
Ascoltandoli mi ha fatto sorridere il fatto che dopo 3-4 giorni di permanenza entrambi parlavano della Danimarca e dei danesi come se ci avessero trascorso una vita, sostenendo che "lì è tutta un'altra cosa rispetto all'Italia... è tutt'un altro mondo!".
Uno dei due per avvalorare la tesi ha iniziato a raccontare la storia di un suo amico che dopo anni di concorsi all'università in cui fatalmente arrivava sempre secondo (laddove a vincere era sempre il parente o l'amico di turno dei membri della commissione), è andato in Danimarca, e - essendo questa la terra della meritocrazia e in cui le raccomandazioni non esistono - ha subito vinto un posto come docente. E adesso vive felice e contento.
Mentre l'altro stava per rinforzare l'aneddoto con il solito "lì è tutta un'altra cosa rispetto all'Italia... è tutt'un altro mondo!", si è alzata una flebile voce: "Secondo me, non è affatto vero". La voce proveniva da ragazza che stava seduta con le cuffiette (evidentemente spente) alle orecchie vicino alla "madre di famiglia". Aveva sentito tutto e voleva dire la sua, confutando quanto appena sentito e lasciando, di conseguenza, i suoi due interlocutori senza parole, spiazzati di fronte alla demolizione, in sol colpo, della loro tesi secondo la quale "l'erba del vicino è sempre più verde".
"Cosa, non è vero?"
"Non è vero che in Danimarca valgono sempre i meriti. Io studio a Copenhagen, e posso dirvi che nell'ambiente universitario è uno schifo. Le raccomandazioni esistono eccome."
Quella che fino a quel momento aveva ascoltato silenziosamente tessere le lodi della Danimarca, si è risvegliata con tutta la veemenza di cui era capace per sostenere che non solo non è tutto oro quello che luccica, ma anche che (come già profeticamente annunciato da qualcuno più famoso e autorevole di lei qualche secolo prima) "c'è del marcio in Danimarca".

Fatalmente, questo aneddoto mi è tornato alla memoria proprio in questi giorni in cui il presidente francese è stravolto da uno scandalo dai risvolti tragicomici. E' consolante vedere che una volta tanto non siamo gli unici a doverci vergognare dei nostri governanti, e ogni tanto ricordarsi che tutto il mondo è paese ci fa bene.

La celebre "Sirenetta", in the middle of nowhere
Il Palazzo reale
Austero, eh?

Vista dalla finestra dell'ostello alle 9 del mattino!
Lo schiaccianoci
Foto di famiglia con Santa (di cui A. ha avuto paura!)
L'Hotel d'Inghilterra presenta: Lo Schiaccianoci




Le fantasmagoriche vetrine addobbate



Toh! Una bici!
Atmosfere pre-raffaellite
Foto dalla metro (senza conducente)

Sunday, 29 December 2013

Copenhagen

Di solito prima di partire leggo, approfondisco, mi documento, faccio programmi di massima. Con Copenhagen no. Siamo partiti per quattro giorni (12-17 dicembre) nella capitale danese senza indizi, senza guide e post-it con la lista di cose da vedere e con in mente qualche luogo noto per sentito dire: la sirenetta, Tivoli, i canali. Eppure, seppur con queste scarne informazioni, sono riuscita a crearmi un pregiudizio (per la cronaca, positivo). Tutto il viaggio non ho fatto altro che confrontarmi con questo pregiudizio, in parte sfatandolo, in parte confermandolo.

Avevo letto tempo fa che questa città è una specie di capitale della felicità poichè, in Danimarca, in generale, la gestione della cosa pubblica, i servizi, lo stile di vita, l'impronta ecologica permettono ai cittadini di potersi considerare mediamente più soddisfatti della propria vita di - mettiamo - un italiano o un greco (non che ci voglia molto, diciamolo).
Nei miei quattro giorni di permanenza non ho visto nessuno fare i salti di gioia, ma un certo atteggiamento rilassato nell'affrontare il quotidiano l'ho certamente notato, se non altro di fronte alle intemperie: il tempo, si sa, lì è a dir poco balordo, ma a quanto pare basta coprirsi bene fuori e poco dentro (nei locali la gente era vestita come se fossimo a luglio), dotare tutti i bambini di doposcì all'aperto e vestiti delle feste all'interno e il gioco è fatto. 
In una città in cui le bici notoriamente sono sovrane mi aspettavo di trovarne frotte spostarsi da una parte all'altra come storni nel cielo di Roma. Ne ho viste tante, e' vero, ma per lo più parcheggiate (del resto, siamo a dicembre, ci sono 2 gradi, e piove neve sciolta, e c'è un vento sferzante: dovrebbero dare una medaglia agli irriducibili!). Le macchine, che pensavo essere quasi totalmente assenti, ci sono eccome, in centro, e c'è un discreto traffico.
Un'altra cosa che pensavo non ci fosse invece c'è sono i lavori in corso (spero solo siano più celeri di quelli romani). Anche lì stanno facendo lavori per la metro e ovunque ci sono piccoli blocchi per la normale manutenzione (il perché facciano la normale manutenzione a dicembre, a ridosso del Natale e' un mistero).
Pensavo, conoscendo l'amore dei danesi per l'ecologia, di trovare regole e mezzi per la raccolta differenziata invece ho trovato solo cestini indifferenziati (che separino dopo?). In generale la città mi è sembrata pulita e curata, solo non impeccabile come credevo.
Ho visto tanti tantissimi bambini, tutti biondissimi.
Tanti italiani (a dispetto della crisi e del fatto che Copenhagen sia una delle città più care d'Europa).
Ho trovato, appunto, una città molto cara, che ha messo a dura prova l'impostazione che abbiamo dato ai nostri viaggi, tutti assolutamente low cost. Pur avendo soggiornato in ostello, mangiato quasi esclusivamente street food e fast food e frequentando i supermercati locali, abbiamo speso più del solito.
Ho visto una città in cui la tradizione del Natale è molto forte. Una città in cui si ha l'impressione che il Natale sia più Natale che in altre città. 
Abbiamo visto un sole pallido e malmostoso fare capolino a mattina inoltrata e ritirarsi poco dopo le quattro del pomeriggio per lasciare la città nelle tenebre. Roba che ha fatto esclamare sgomenta alla mia figlia maggiore: "qui sembra sempre mezzanotte".
Insomma, questa volta la risposta alla classica domanda: ma tu qui ci vivresti? ci ha dato del filo da torcere. Forse alla fine anche di Copenhagen direi quello che si dice spesso di Venezia: bella ma non ci vivrei.
Anche se sono sicura che se la visitassimo d'estate sarebbe tutta un'altra cosa.



L'ostello che ci ha ospitati degnamente: Generator
Le stelle nordiche
Tivoli
Di fronte a Tivoli







La giostra su cui sono coraggiosamente saliti H. e l'adorato consorte, e da cui sono discesi completamente pietrificati dal freddo.
Reduci da una bufera di vento e neve sciolta