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Monday, 15 April 2013

Una al giorno

Non ho mai amato particolarmente la poesia, le ho sempre preferito, salvo dovute eccezioni, la prosa.
Sono una persona evidentemente prosaica, anche se se sono spesso vaga, con la testa tra le nuvole.
Amo, tra i poeti, quelli che sono più ancorati alla realtà, che non si perdono troppo in incomprensibili metafore, quelli che meglio riescono a rispecchiare nelle loro opere il quotidiano, con le sue gioie e i suoi dolori, quelli che dicono le cose come stanno, e Wisława Szymborska è una di questi. Non c'è mai volta in cui non mi riconosca un po' in quello che scrive, non c'è volta in cui mi trovo a leggere che non mi fermi ad annuire, e a pensare che non solo ha ragione, ma che lo dice in modo encomiabile. Riesce a maneggiare le parole con una maestria unica.
Come un'amica che non hai, un'amica che ti parla e ti dice esattamente quello che senti, quello che provi, che ti parla delle difficoltà del vivere ogni giorno un nuovo giorno, che smaschera le tue contraddizioni con ironia, senza però sconvolgerti o offenderti, perchè è come te, e siamo tutti nella stessa barca, tutti abitanti di questo pazzo pazzo mondo.
Ce ne vorrebbe una al giorno, di poesie di questa poetessa dal nome impronunciabile. Per sentirsi meno soli.

C'È CHI

C'è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.

È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.

Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.

Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più, 
perché dietro quell'attimo sta in agguato il dubbio.

E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

A volte un po' lo invidio
- per fortuna mi passa.

Wisława Szymborska da Basta così (Adelphi)


Tuesday, 20 November 2012

Una poesia

La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla di vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.


WISŁAWA SZYMBORSKA

Thursday, 2 February 2012

"Ieri mi sono comportata male nel cosmo"

E' scomparsa ieri la poetessa dal nome impronunciabile, scoperta dieci anni or sono grazie a una collega, polacca anche lei. "Ma come? Non conosci la  Szymborska? Io la adoro." La curiosità mi ha aperto un mondo d'incanto, e da allora l'ho adorata anch'io.

Disattenzione (Wislawa Szymborska)

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.

Ho passato tutto il giorno senza fare
 domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.
Inspirazione, espirazione, un passo dopo 
l’altro, incombenze,

ma senza un pensiero che andasse più in là

dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.
Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché

-
e da dove è saltato fuori uno così
-
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro

oppure (e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.
Su un tavolo più giovane da una mano d’un giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.
Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
La terra girava intorno al proprio asse,

ma già in uno spazio lasciato per sempre.
È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,

benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:

un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal

e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.


Sunday, 9 May 2010

Dedicato a tutte le mamme (presenti e future)

Voglio trascrivere questa poesia che H. ha imparato a scuola. E' stato necessario che me la ripetesse almeno tre volte prima di poter conoscere il finale perchè io, ogni qual volta arrivava alla frase "non c'eri tu mamma" scoppiavo in un fiume di lacrime (gli ormoni della gravidanza fanno un brutto effetto!!!) e H. si interrompeva per consolarmi.
Ma sfido chiunque a non commuoversi sentendola recitare dal tenero cinguettio di una cinquenne!
La rigiro a tutte le mamme, a quelle che lo sono già e a quelle che lo saranno prima o poi (e soprattutto alla mia).

Per te mamma

Ho fatto un sogno molto bello,
abitavo in un castello!
Le pareti erano di cioccolato,
e il soffitto caramellato!
C'erano giocattoli a volontà,
e dolciumi di ogni bontà!
Ma non c'eri tu, mammina,
che mi davi un bacio sera e mattina,
mi stringevi forte al petto
e mi curavi con tanto affetto.
No, non vorrei vivere in quel castello,
un castello più bello c'è:
è il tuo cuore, mamma,
colmo d'amore per me!

Sunday, 11 January 2009

Vento di poesia

MON PAYS

Mon pays longiligne a des bras de prophète.
Mon pays que limitent la haine et le soleil.
Mon pays où la mer a des pièges d'orfèvre,
que l'on dit villes sous marines,
que l'on dit miracle ou jardin.
Mon pays où la vie est un pays lointain.
Mon pays est mémoire
d'hommes durs comme la faim,
et de guerres plus anciennes
que les eaux du jourdain.
Mon pays qui s'éveille,
projette son visage sur le blanc de la terre.
Mon pays vulnérable est un oiseau de lune.
Mon pays empalé sur le fer des consciences.
Mon pays en couleurs est un grand cerf-volant.
Mon pays où le vent est un noeud de vipères.
Mon pays qui d'un trait refait le paysage.
Mon pays qui s'habille d'uniformes et de gestes,
qui accuse une fleur coupable d'être fleur.
Mon pays au regard de prière et de doute.
Mon pays où l'on meurt quand on a de temps.
Mon pays où la loi est un soldat de plomb.
Mon pays qui me dit : "prenez-moi au sérieux",
mais qui tourne et s'affole comme un pigeon blessé.
Mon pays difficile tel un très long poème.
Mon pays bien plus doux que l'épaule qu'on aime.
Mon pays qui ressemble à un livre d'enfant,
où le canon dérange la belle-au-bois-dormant.
Mon pays de montagnes que chaque bruit étonne.
Mon pays qui ne dure que parce qu'il faut durer.
Mon pays pays tu ressembles aux étoiles filantes,
qui traversent la nuit sans jamais prévenir.
Mon pays mon visage,
la haine et puis l'amournaissent à la façon dont on se tend la main.
Mon pays que ta pierre soit une éternité.
Mon pays mais ton ciel est un espace vide.
Mon pays que le chois ronge comme une attente.
Mon pays que l'on perd un jour sur le chemin.
Mon pays qui se casse comme un morceau de vague
Mon pays où l'été est un hiver certain.
Mon pays qui voyage entre rêve et matin.

Nadia Tuéni
Auteur libanaise d'expression française