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Friday, 18 May 2012

...vi arcivescovodicostantinopolizzereste anche voi?

Una delle cose che ricorderò più vividamente di Istanbul è la folla.
Raramente mi è capitato di vedere tanta gente messa insieme come in questa città.
A Eminionu, vicino all'imbarco dei traghetti che fanno il giro del Bosforo.




 Nel sottopassaggio-bazar che porta al mare.


 In piazza Taksim (dove c'era un nutrito gruppo di tifosi del Galatasarai).


Per la Istkal Caddesi.


Nelle le strade che circondano il Gran Bazar.


Dentro il Gran Bazar (e ancor più nel Bazar delle Spezie, così affollato che mi è stato possibile fotografare).


Per non contare poi i turisti, in fila per entrare a visitare i monumenti.
Anche se il quartiere meno affollato, dopotutto, ci è sembrato proprio quello più "turistico": Sultanahmet.

Ma oltre alle persone, ad affollare gli angoli di questa splendida città ci sono i gatti, che abbiamo incontrato in ogni dove.





Persino dentro la basilica di Santa Sofia!



Wednesday, 16 May 2012

...si arcivescovocostantinopolizzasse...

Continuo con la mia rassegna fotografica, così da fissare nella mia (labile) memoria le cose più significative del nostro viaggio ex-costantinopolitano.


Gli "occhi di Allah" (o Nazar Boncuk) che teoricamente dovrebbero proteggere dal malocchio, ma considerato che durante il viaggio e dopo ci è capitato di tutto, non sembrano funzionare gran che (o forse, dobbiamo aspettare, come dicono, che ci si rompa, segno che l'occhio ha esercitato la sua funzione protettiva).




Il palazzo di Topkapi (che ha una vista sulla città impareggiabile).


Le strade di Istanbul ordinate e, solitamente, trafficatissime (in questa foto abbiamo colto un raro momento  di calma circolatoria).




La Moschea Nuova (Yeni Camii).


La mitica locomotiva dell'Orient Express.






La fermata ristoratrice in un parco del municipio di Fatih.


La piazza dell'Ippodromo a Sultanahmet.






E, dulcis in fundo, Santa Sofia...


...dove ci siamo fatti immortalare nell'unica foto di famiglia di questo entusiasmante viaggio.

Segue appendice.

Monday, 14 May 2012

Se l'arcivescovo di Costantinopoli...

384. E' il numero di foto che documentano il nostro viaggio a Istanbul. 
E dire che ci siamo contenuti. 
E dire che abbiamo iniziato a scattarle quando già avevamo messo piede su terra turca già da qualche ora, visto che io avevo dimenticato la scheda sd a casa e abbiamo dovuto comprarne una nuova. 
E dire che a un certo punto si è scaricata la batteria e abbiamo dovuto aspettare l'ora di pranzo per chiedere ai camerieri  del ristorante scelto per mangiare la cortesia di farcela ricaricare.
E come si fa a scegliere tra 384 foto (senza contare quelle fatte col cellulare)?
Come si fa a decidere quali tra le 384 foto in questione sono più rappresentative di una città grande, poliedrica e interessante come Istanbul? 
Ci provo, ma non garantisco che riuscirò a selezionare come si deve.


L'imponente Moschea Blu (aka Moschea del sultano Ahmet, ma universalmente conosciuta come "blu" per il colore delle sue splendide ceramiche).




Le vedute della stessa, da una piazza di Sultanahmet (il quartiere in cui soggiornavamo, centralissimo, il che ci ha permesso di visitare tanto a piedi).



I momenti di relax su deliziose panchine-libro, in attesa del tram.


La traversata del Bosforo, durante la quale si gode di un panorama mozzafiato sulla città, accompagnati dall'immancabile çai (tè nero).















Piazza Taksim.

Il tram "nostalgico" che attraversa tutta Istiklal Caddesi (via dell'Indipendenza) da piazza Taksim al Tunel.


I negozi di kebap (che ci hanno abbondantemente sfamato durante questo viaggio).


I "mescolatori di gelato", professione apparentemente molto impegnativa: considerata la forza e l'energia che mettono nel mantecare il gelato, quest'ultimo dev'essere durissimo!


La torre di Galata (o Pera) a Beyoglu.


Le ceramiche sul pavimento dell'Arasta Bazar.


 L'attrezzo da disegno souvenir di H., unica cosa di cui siamo riusciti a mercanteggiare l'acquisto (contrattare non è nella nostra natura, anche se qui, dicono, se non tiri sul prezzo quasi si offendono).


Le vie della città, con gli onnipresenti taksi gialli, tutti FIAT, ma di un modello mai visto prima.


Il Gran Bazar (notare la felicità di A.)


Le lampade (ah, quanto amo queste lampade, e dire che alla fine non ne ho comprata neanche una!)


Le vetrine delle gioiellerie, con decine e decine di parure da mille e una notte esposte con la nonchalance di un banco di frutta e verdura (mi chiedo: niente ladri a Istanbul?)


E non finisce qui...