Friday, 13 February 2015
Tuesday, 10 June 2014
Tuesday, 4 June 2013
Libri di primavera
E cosa c'è di meglio che starsene a leggere indisturbati (prole permettendo) quando, non essendo consigliabile uscire per il meteo avverso, ci si può finalmente prendere una pausa dalla vita attiva?
Non mi capita spesso di trovare bei libri uno dopo l'altro, ma ultimamente sono apparentemente molto fortunata nelle mie letture, perchè i volumi che mi stanno capitando tra le mani sono uno più bello dell'altro.
Allora visto che è parecchio che non parlo di libri, è forse il caso di farlo adesso visto che alcuni di quelli che ho letto negli ultimi mesi sono davvero degni di nota.
Io sono il cielo che nevica azzurro: quanto è poetica questa frase e l'immagine che evoca? L'autrice la utilizza, oltre che come titolo, anche all'interno del suo libricino per citare un'aneddoto della sua infanzia, una tranche de vie che a tanti ragazzi di oggi può sembrare ambientato in un periodo preistorico. Non lo è, io non sono nata nel 1945 come la Guareschi ma ho trascorso la mia infanzia in campagna (seppur vicinissima alla città) e più che i mezzi e il modo di vivere nelle sue parole ho ritrovato le atmosfere, il senso di libertà, la leggerezza dell'infanzia: i tempi lenti, il gioco libero e spontaneo, le attività non programmate: tutte cose che, diciamocelo, in questa epoca di facebook, ds, psp, di cortili vuoti, di calcio-alla-scuola-di-calcio e danza-alla-scuola-di-danza sono rarità.
Come una specie di sorriso.
Piccola premessa sull'autrice, Lella Costa. Pur conoscendola solo attraverso i media (non ho ancora avuto la fortuna di assistere mai a un suo spettacolo dal vivo) ho da sempre una stima smisurata per questa donna dalla memoria prodigiosa, dalla proprietà di linguaggio ammirevole, dalla dialettica inarrivabile, dalla sensibilità e attenzione al mondo femminile incomparabile. Leggendo i suoi libri e i suoi articoli pubblicati qua e là, ho maturato per la Lella una vera e propria adorazione. Quindi la mia opinione su questa sua nuova fatica non è stata scevra di pregiudizi (ovviamente tutti positivi), successivamente confermati dalla lettura, che definire piacevole è sminuente.
In questo libro la Costa parla di un campo che lei conosce a menadito: l'ironia, che, citando Romain Gary e' sinteticamente e sapientemente definita come l’affermazione della superiorità dell’essere umano su quello che gli capita. L'ironia per l'autrice è una forma di libertà, è un modo per non lasciarsi sopraffare dagli eventi, per fornire un cambiamento di sguardi e prospettive, praticamente un "salvavita".
Il libro, come è nello stile della Costa, è pieno di rimandi, suggerimenti letterari, di riferimenti ad altri libri, altri luoghi, altri autori, che fanno venir voglia di cercare, leggere, scoprire anche oltre la lettura di questo volumetto. La specie di sorriso del titolo (citazione da De Andrè) rimane anche anche una volta terminato il libro, il cui limite, è - purtroppo - la sua brevità (Lella, ti prego, scrivi di più!).
Norwegian Blues.
E' stato il primo libro che ho letto di Murakami e l'ho trovato un libro "pericoloso", perchè provoca dipendenza (è scritto in modo così coinvolgente che è difficile staccarsene) e perchè conduce quasi ipnoticamente su sentieri molto impervi (il rapporto vita-morte, il lato oscuro della morte, l'entrata nella vita adulta, la follia). Può essere considerato superficialmente un libro di formazione, intellettuale e sentimentale insieme, ma in realtà è molto di più. Confesso che spesso i riferimenti continui al suicidio e ai dettagli espliciti di natura sessuale mi hanno un po' inquietata, ma pur nella complessità dei temi e la presenza di elementi non del tutto gradevoli, ho amato molto questo romanzo, e trovo che sia uno dei più affascinanti, profondi e suggestivi che abbia mai letto, perchè, insieme, coinvolge e sconvolge.
Stoner.
La straordinarietà di una vita normale. Ecco un'altro di quei libri che lasciano il segno, non per la storia che è tutt'altro che straodinaria, anzi, è quasi banale, senza eventi particolarmente significativi, senza la suspence che di solito tiene incollati alla pagina, ma colpisce per il modo magistrale in cui è scritto. Lo leggi e ne vieni catturato, vieni avvolto dalla semplicità di un uomo che vive una vita qualunque, come in fondo è la nostra. Ci si identifica, con Stoner, come se si trattasse un amico fraterno che si trova a vivere una vita che non merita, e si vorrebbe spronarlo, incitarlo a non lasciarsi avvolgere dalla banalità del mondo che lo circonda, a non lasciarsi prendere dall'apatia, a vivere e non sopravvivere. Così come si farebbe con un amico a cui vogliamo bene, appunto, o con noi stessi.
La somma dei giorni.
Che ami la Allende non è un segreto. La amo sia nei suoi romanzi impregnati di realismo magico, sia nei libri più autobiografici (come questo) in cui racconta della sua strampalata famiglia. La cosa che più mi sorprende di questa scrittrice è come la sua vita possa essere considerata la sintesi perfetta di tutti i generi e sottogeneri letterari: la tragedia, la commedia, la parodia, la farsa, il grottesco, il teatro dell'assurdo. Leggi i suoi testi e non ti capaciti di quante e quali esperienze di vita lei e coloro che le stanno intorno abbiano vissuto finora, alcune anche parecchio bizzarre. Isabel sembra attirare nella sua tribù le persone più eccentriche ma al tempo stesso interessanti e profonde.
Il libro è la descrizione della vita del suo clan dopo la morte della figlia Paula, cui l'autrice si rivolge raccontando cosa lei e la sua famiglia allargatissima hanno combinato in sua assenza. Quello che ne viene fuori è un romanzo epico, che a tratti fa ridere, a tratti fa piangere. Come la Vita, ecco.
Wednesday, 22 May 2013
Cose (futilissime) che succedono di questi tempi a queste latitudini
Una parola sul libro, Stoner: bello. Nel mio invisibile registro da maestrina dalla penna rossa ho già scritto un +; che davanti ci metta un 7, un 8 o un 9 è ancora da vedersi. Mi riservo di dare un giudizio più approfondito alla fine visto che al momento mi mancano ancora una cinquantina di pagine. A proposito di pagine, la cosa che più mi diverte degli ebook, è che a seconda dell'inclinazione dell'iPad cambia il numero delle pagine, quindi volendo possiamo scegliere di leggere in verticale o orizzontale a secondo di quanto vogliamo farci durare il libro.
Ho comprato questo vestito, perché mi piaceva la sua aria un po' retro, tutta trine e pizzi della nonna. A onor del vero mi è stato finanziato da mia madre, che' io se un vestito supera i trenta euro lo considererò sempre fuori budget e non lo comprerò per quanto possa piacermi (a meno che qualcuno, come in questo caso, si offrisse di regalarmelo per il compleanno).
Mi è arrivato qualche giorno fa e l'ho provato subito per vedere l'effetto che fa. Il giudizio alla prima prova è stato: carino! Quello della seconda: non male. Quello della terza (e ultima): potrebbe starmi meglio.
Come si può notare dalla foto la particolarità di questo vestito è la scollatura sulla schiena. Ebbene, ho scoperto che questo genere di abiti, così accollati, non mi sta particolarmente bene. Ho provato a indossare il vestito al contrario, e tutto sommato non era male, se non fosse per l'elastico in vita che tendeva a tirare verso su. Poi, non essendo esattamente filiforme, subisco il penoso confronto con la modella che indossa l'abito, alla quale sta infinitamente meglio che a me. Per dire, l'aria romantica che il pizzo regala alla figura della modella, fa sembrare me la sua trisavola.
Per cui, dopo giorni di indecisione, pur essendo fortemente combattuta, ho deciso di renderlo, salvo pentirmene parzialmente per le immani difficoltà che ho avuto per riuscire a completare il modulo sul sito e a stampare l'etichetta (evidentemente il mio computer non era d'accordo con la restituzione, ma alla fine ho vinto io). Pur avendo comprato su internet un'infinità di volte, si tratta della prima in cui decido di restituire qualcosa, e visto che non amo molto dover tornare sui miei passi, mi riprometto, in altra occasione, di cercare di essere più sicura dei miei acquisti prima di portarli a compimento, per evitare, in caso, di perdermi nuovamente nell'odioso impiccio del reso.
Dopo la partenza un po' in sordina, il crescendo, cui ho assistito, della minifiction "Una mamma imperfetta" mi fa affermare senz'ombra di dubbio di poter essere annoverata tra gli aficionados della serie. La puntata di oggi (n°13) sul finale mi ha fatto ridere fino alle lacrime, tanto che la mia figlia minore mi si è avvicinata e prendendomi le cuffiette di mano mi ha chiesto curiosissima "Mamma, pecchè hidi? Voglio sentihe anch'io..."
La scuola sta finendo (e un anno se ne va, aggiungerebbero i Righeira). Stiamo per entrare ufficialmente nella settimana "calda", quella dei giudizi finali, dei saggi, dei concerti di fine anno (perché a pianoforte si sono inventati anche questa), delle riunioni informative sui campi estivi (scout). Noi donne di casa ci apprestiamo a lasciare la capitale (senza il lavoratore indefesso, che rimane a Roma a lavorare ancora più indefessamente), una volta concluse la miriade di attività di fine anno. La destinazione è come al solito la casa dei nonni, ma le vacanze prevedono anche qualche ritorno al vertice e spostamento tecnico.
Non so se ci riuscirò ma quest' estate vorrei riposarmi attivamente (un ossimoro che non sono mai riuscita a mettere in pratica come volevo), leggere, creare, osservare cose belle.
Fusse che fusse la vorta bona.
Nonostante siamo oggettivamente al 22 maggio il generale inverno ha fatto la sua ricomparsa dalle nostre parti. Mentre scrivo il cielo si è oscurato a tal punto che ho dovuto accendere la luce e tuona e lampeggia e piove come se non ci fosse domani. E pensare che non più di dieci minuti fa c'era il sole e, fiduciosa, mi sono detta: finisco questo post ed esco. Maledetta primavera!
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| Giochiamo a Photo Booth? |
Thursday, 25 April 2013
Ultimamente
Ho capito che oramai il nostro stare bene o male dipende tutto dagli sbalzi di temperatura, e da come il nostro organismo riesce ad affrontarli. Ecco, il fisico di H., evidentemente provato dalla stanchezza di inizio primavera, non ha retto e si è ammalata, il giorno dopo la grande caccia del suo gruppo scout (che tra l'altro potrebbe esserne la causa: rimanere 8 ore sotto il sole non fa sempre questo gran bene).
Fortunatamente la malattia ha avuto breve durata, visto che la sua agenda fittissima di impegni non le permetterebbe di stare troppo tempo a riposo.
E' passato il Natale di Roma, e ne abbiamo le prove.
Io ho preso relativamente bene questo cambio stagione (nonostante le mie ormai tipiche e altamente inutili lamentele per il fatto che non esistano le mezze stagioni). Malgrado la fiacca e il mal di testa, il mio umore ha gioito del sole, delle ore trascorse all'aria aperta, del fatto di poter dismettere i cappotti.
La sonnolenza tipica di questo periodo non mi ha impedito di riappassionarmi alla lettura, grazie a un libro di Murakami che mi aspettava da lunghissimo tempo paziente nell'angolo di libreria riservato ai libri ancora intonsi. Un libro dal quale quasi non riuscivo a staccarmi, che mi ha fatto tornare la voglia di leggere. E dire che in realtà lo avevo già preso in mano mesi fa, e abbandonato dopo poche pagine. Evidentemente quello non era il suo momento.
In questi giorni mi capita di pensare ai viaggi. A quelli che ho fatto finora e a quelli che mi piacerebbe fare. Per una ragione che non so spiegarmi mi riaffiora alla mente il viaggio a Istanbul, le sue atmosfere, i suoi colori. Nonostante ci sia stata abbastanza recentemente e abbia ancora tanto mondo da vedere, non mi dispiacerebbe tornarci. Ma in realtà non sto programmando nè progettando alcun viaggio, non è il momento, e del resto non è neanche nello stile della mia famiglia il progettare alcunchè: noi, non si programma, si parte e basta.
Da qualche giorno abbiamo una macchina nuova. La nostra scatoletta a quattro ruote è stata adottata da mia madre, quindi la rivedremo in estate. Confesso che la nuova arrivata non mi è ancora entrata nel cuore, ma del resto è arrivata tra noi da pochissimo, spero che presto abbia modo di farsi apprezzare. Quale migliore occasione di una bella gita in occasione di questi giorni di festa? Chissà...
Monday, 15 April 2013
Una al giorno
Sono una persona evidentemente prosaica, anche se se sono spesso vaga, con la testa tra le nuvole.
Amo, tra i poeti, quelli che sono più ancorati alla realtà, che non si perdono troppo in incomprensibili metafore, quelli che meglio riescono a rispecchiare nelle loro opere il quotidiano, con le sue gioie e i suoi dolori, quelli che dicono le cose come stanno, e Wisława Szymborska è una di questi. Non c'è mai volta in cui non mi riconosca un po' in quello che scrive, non c'è volta in cui mi trovo a leggere che non mi fermi ad annuire, e a pensare che non solo ha ragione, ma che lo dice in modo encomiabile. Riesce a maneggiare le parole con una maestria unica.
Come un'amica che non hai, un'amica che ti parla e ti dice esattamente quello che senti, quello che provi, che ti parla delle difficoltà del vivere ogni giorno un nuovo giorno, che smaschera le tue contraddizioni con ironia, senza però sconvolgerti o offenderti, perchè è come te, e siamo tutti nella stessa barca, tutti abitanti di questo pazzo pazzo mondo.
Ce ne vorrebbe una al giorno, di poesie di questa poetessa dal nome impronunciabile. Per sentirsi meno soli.
C'è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell'attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un po' lo invidio
- per fortuna mi passa.
Monday, 28 January 2013
Winter blues
Ma torniamo ai primi mesi dell'anno e a quello che me li rende malinconici (perchè io sono una che pensa, eh, si fa domande, eh, si interroga, eh, anche sui dilemmi più insignificanti e scontati). Ho stilato una lista, che non mi si venga a dire che non indago, non approfondisco, non sviscero. Eccome se sviscero, come sviscero io non sviscera nessuno.
Lista dei motivi per cui i primi due mesi dell'anno sono preda dei "Winter Blues":
° Gennaio vede ancora un ultimo strascico di feste natalizie, per la precisione quello strascico di feste natalizie in cui il mood oh-quanto-è-bello-il-Natale ha ceduto il posto oh-ma-che-palle-il-Natale (pardon my French!). Chi come me considera una forma di tortura anche solo il dover rimettere a posto le decorazioni natalizie, sa di cosa parlo.
° I propositi per il nuovo anno. Ormai li fanno in pochi. Io personalmente ho smesso da un pezzo, perchè non c'è cosa che metta più tristezza della consapevolezza di non essere in grado di mettere in pratica neanche un progetto per l'anno appena iniziato. Perchè siamo incoerenti, poco pragmatici, inconcludenti, mediocri, che a volte, è vero, ci si mette di mezzo l'imprevisto, ma il più delle volte l'imprevisto siamo noi.
° I bilanci. Gennaio, tempo di bilanci: si ripensa all'anno appena trascorso e si lista mentalmente ciò che di buono (o di cattivo) si è fatto per migliorare la propria vita. E a volte, come nel mio caso, si caccia un urlo disperato e sofferente.
° Il freddo. Ma più che il freddo la pioggia, i cieli plumbei che non promettono niente di buono, i giorni della merla, il fatto di dover limitare le uscite all'essenziale perchè non vedi che tempo che fa? Quelle tristesse!
° Il francese. Mi si dirà, ma che c'entra il francese. E' che per me il francese è la lingua malinconica per eccellenza, una lingua che in passato ho tollerato a stento e che mi son dovuta far piacere per forza di cose, visto che è l'unica con cui posso comunicare con mia suocera, che guarda caso è qui da due settimane e rimarrà qui fino a fine febbraio. E io che ho sempre sperato che fosse l'inglese (lingua ben più dinamica e fresca) a far parte del nostro lessico familiare, mi ritrovo invece a parlare (con grande fatica) e a sentir parlare il francese, la lingua dello struggimento e dello spleen.
° E' statisticamente provato che gennaio e febbraio sono i mesi in cui la gente muore più frequentemente.
° "L'imprevedibile viaggio di Harold Fry". Recentemente ho letto questo libro e l'ho trovato bello, commovente, emozionante, interessante, ma anche terribilmente malinconico. Mi ha fatto pensare molto e mi ha scatenato tenti e tali ricordi personali da crearmi una tempesta emozionale fortissima. Forse sarebbe stato meglio leggerlo in un altro periodo dell'anno.
° Le pagelle incombono. E le maestre caricano gli alunni di compiti prima delle indispensabili verifiche. Non che temiamo i risultati delle schede: la nostra è una scolara seria e diligente, ma ha spesso bisogno di spinte e ha una tale avversione per le tabelline da riportarmi pericolosamente alla mente, col suo bel carico da novanta di angoscia, quella che avevo io per la stessa materia alla sua età. Confesso che ogni volta che leggo sul diario "ripassare le tabelline" mi viene automaticamente l'istinto di battere ripetutamente la testa al muro.
C'è un'antidoto alla malinconia? Se c'è io non l'ho ancora trovato, ma di palliativi ne esistono a bizzeffe. Io ne faccio un uso smisurato quanto mai inefficace. Ma sempre meglio tentare.
Saturday, 20 October 2012
Consigli di lettura: 6-8 anni (prima parte)
L'incredibile storia di Lavinia di Bianca Pitzorno. Per la serie "storie di cacca", ecco una bambina che riesce a trasformare, all'occorrenza, ciò che vede nel "simpatico escremento". Finalmente una rivisitazione ironica e a lieto fine della piccola fiammiferaia (chè, non me ne voglia Andersen, ma nella versione originale è da tagliarsi le vene).
Mirabell di Astrid Lindgren. Amiamo la semplicità di questo libro. La dolcezza delle figure. La linearità della storia. Semplicemente bello.
Amelia e lo zio gatto: Indagine alla PMI di Anna Lo Piano. Per chi ama le storie avventurose, per giallisti in erba, per piccoli ecologisti, ecco una storia che unisce l'abilità narrativa di Anna Lo Piano con la maestria artistica di Chiara Nocentini. Cosa chiedere di più?
Alice nelle figure di Gianni Rodari. Storia breve ma gustosissima come sempre quando si ha a che fare con Rodari. Adorabili i disegni di Anna Cantone che descrivono con brio le avventure trasversali di questa bambina nel mondo delle fiabe.
La timida Timmi di Vivian Lamarque. La timidezza, la scuola, il valore dell'amicizia, come affrontare le inevitabili paure del diventare grandi: ecco gli ingredienti che rendono questo libro godibilissimo.
Alla prossima!
Friday, 19 October 2012
Confessioni di un'acquirente impenitente
Ma alla fine mi ingegno, sposto, accumulo, trasferisco, trovo il modo. Una soluzione (per quanto "arrangiata") si trova sempre.
La cosa che apprezzo di più di questa sindrome ossessivo-compulsiva è che grazie ad essa ho scoperto libri bellissimi di cui non avevo mai sentito parlare, sia perchè ai miei tempi non erano ancora stati pubblicati, sia perchè le mie letture infantili si basavano più sui classici. Adesso posso dire di avere tanti libri che possono tranquillamente essere annoverati tra i classici moderni.
Ho diviso la lista in gruppi di libri che pubblicherò di tanto in tanto assieme a un breve commento, ma senza la pretesa che diventi una rubrica fissa (chè, mi conosco, non avrebbe seguito).
Tuesday, 11 September 2012
Scene di vita rurale e madeleines
E ad un tratto il ricordo m'è apparso. Quel sapore era quello del pezzetto di «maddalena» che la domenica mattina a Combray ( giacché quel giorno non uscivo prima della messa ), quando andavo a salutarla nella sua camera, la zia Léonie mi offriva dopo averlo bagnato nel suo infuso di tè o di tiglio.
La vista della focaccia, prima d'assaggiarla, non m'aveva ricordato niente; forse perché, avendone viste spesso, senza mangiarle, sui vassoi dei pasticcieri, la loro immagine aveva lasciato quei giorni di Combray per unirsi ad altri giorni più recenti; forse perché di quei ricordi così a lungo abbandonati fuori della memoria, niente sopravviveva, tutto s'era disgregato; le forme - anche quella della conchiglietta di pasta - così grassamente sensuale sotto la sua veste a pieghe severa e devota - erano abolite, o, sonnacchiose, avevano perduto la forza d'espansione che avrebbe loro permesso di raggiungere la coscienza. Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo.
Friday, 27 July 2012
Libri d'estate (prima parte)
Ma come rifuggo dai libri che richiedano troppo sforzo intellettuale, di solito salto a piè pari anche quei volumetti un po' "fuffa", i cosiddetti "libri da ombrellone", quei libri con improbabili storie d'amore o avventura con intrecci che non stanno nè in cielo nè in terra, dal contenuto discutibile e scritti con uno stile e un linguaggio inconstistente. A parte il fatto che già la definizione "da ombrellone" non mi si confà affatto, perchè io non riesco mai a leggere libri sdraiata sulla spiaggia, che non sopporto la sabbia che si infila tra le pagine, l'orrore di trovarmelo bagnato dagli schizzi dei bambini, la luce esagerata che mi obbliga a leggere con gli occhiali da sole che mi scuriscono la pagina, il sole che picchia, il caldo che fa sudare, le urla dei vacanzieri (in particolare quelli con prole costantemente in acqua)..
Insomma, i libri che amo leggere d'estate sono leggeri e da svago ma anche intelligenti, e sono contenta del fatto che, seppur in tempi molto diluiti, sto dando fondo a una serie di libri davvero interessanti, che comprendono sia fondi di libreria della casa dei miei, sia libri di mia proprietà che ho comprato durante le mie visite al sud-sud e lasciati in standby, sia, ancora, libri regalati al parentame con la tattica (geniale) del "ti-regalo-un-libro-della-mia-wishlist-e-poi-me-lo-faccio-prestare".
Ecco cosa ho letto finora:
Marco Venturino, Cosa sognano i pesci rossi. Lotta per la vita in un reparto di terapia intensiva. Interessante per chi come me ha un numero considerevole di persone vicine che lavorano (o hanno lavorato) in ambito medico, ma emozionante e toccante un po' per tutti. Le luci e le ombre della vita ospedaliera, l'umanità, le meschinità, la generosità, gli interessi economici, la speranza, l'illusione, la paura: un libro che parla del conflitto quotidiano tra la vita e la morte sia dal punto di vista del paziente che da quello di coloro che lo assistono. Un libro non facile ma in cui ci si ritrova facilmente visto che a tutti presto o tardi capita di misurarsi, direttamente o indirettamente, con la malattia e la precarietà dell'esistenza su questa terra.
Khaled Hosseini, Mille splendidi soli. Avevo letteralmente divorato "Il cacciatore di aquiloni" scovato in biblioteca ai tempi in cui vivevo a Londra. Come non amare anche questo, che ti proietta in una realtà, quella afgana, che sembra remota ma è attualissima? E' un libro avvolgente e coinvolgente che celebra l'innata forza delle donne ela loro capacità di risollevarsi anche dalle situazioni più estreme.
Leo Ortolani, Due figlie e altri animali feroci. Gioie e dolori dell'adozione. Un libro seriamente divertente che mi a strappato alcune risate ad alta voce (cosa che non mi accade di frequente con i libri) e mi ha ricolmata di tenerezza.
Antonio Tabucchi, Viaggi e altri viaggi. Racconti di viaggio, reportage, articoli, recensioni letterarie. Ho trovato questo libro alquanto disuguale e non sempre ho compreso la scelta di includere capitoli che sembrano avere poco a che fare col viaggio tout court (anche se, del resto, lo stesso autore nella prefazione definisce "spuria" la natura di questa raccolta).
Ma nel complesso è un libro molto evocativo e, se non posso dire di averne apprezzato ogni singola pagina, contiene capitoli che per perfezione di scrittura e espressione emotiva sono valsi la lettura del libro intero (vedi il capitolo "Le mie Azzorre").
Dalla Nota iniziale: "Ma, a conti fatti, ho viaggiato molto, lo ammetto; ho visitato e ho vissuto in molti altrove. E lo sento come un grande privilegio, perchè posare i piedi sul medesimo suolo per tutta la vita può provocare un pericoloso equivoco, farci credere che quella terra ci appartenga, come se essa non fosse in prestito, come tutto è in prestito nella vita. Costantino Kavafis lo ha detto in una straordinaria poesia intitolata Itaca:il viaggio trova senso solo in se stesso, nell'essere viaggio. E questo è un grande insegnamento se ne sappiamo cogliere il vero significato: è come la nostra esistenza, il cui senso principale è di essere vissuta."
Saturday, 16 June 2012
Ascolta il mio cuore
Non avrei scoperto i suoi libri, non avrei conosciuto i suoi straordinari personaggi, non avrei rivissuto, attraverso i suoi racconti, la mia infanzia, la scuola, le amicizie preadolescenziali, lo studio, i giochi, la vita quotidiana senza tecnologia, senza impegni extrascolastici giornalieri.
Mi sarei persa la descrizione netta e precisa e precisa di un mondo che non mi appartiene del tutto (ai miei tempi non si andava più a scuola con il grembiule nero e non si scriveva con inchiostro e calamaio e le differenze sociali all'interno delle classi non erano così marcate) ma che in un certo senso, come modo di essere, mi appartiene tanto. Non avrei potuto suggerirne la lettura a mia figlia (la grande), invitandola a riconoscere le differenze e i punti in comune tra la scuola di allora e quella di adesso, e facendole scoprire che quello che non è cambiato per niente è lo spirito, il carattere delle persone, i sentimenti, i moti dell'animo umano, le emozioni. I bambini di oggi sembrano diversi solo se li si osserva superficialmente, ma se si va in profondità si scopre che sono uguali a quelli di un tempo, con quello spirito di giustizia, di solidarietà, di amicizia e desiderio di scoperta che poi, purtroppo, crescendo va scemando.
Per fortuna ci sono i libri della Pitzorno e le mie figlie a ricordarmi quel grande pozzo delle meraviglie che sono i bambini.
Ascolta il mio cuore è uno di quei libri per ragazzi di cui si dovrebbe consigliare la lettura agli adulti per ricordar loro che per essere persone migliori il più delle volte è meglio che questi imparino dai bambini che viceversa.
Thursday, 2 February 2012
"Ieri mi sono comportata male nel cosmo"
Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.
Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.
Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.
Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.
Nessun come e perché
- e da dove è saltato fuori uno così
- e a che gli servono tanti dettagli in movimento.
Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
oppure (e qui un paragone che mi è mancato).
Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.
Su un tavolo più giovane da una mano d’un giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.
Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.
È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.
Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.
Tuesday, 17 May 2011
L'incredibile bimbo mangialibri
Monday, 7 March 2011
Non avevo capito niente
Saturday, 22 January 2011
Accabadora
Thursday, 16 December 2010
Fiore e Spina
Quel giorno soffiò una brezza delicata e leggera.
Quel giorno l'aria era calda e profumata.
Quel giorno si alzò il sole più luminoso di tutti i tempi.
Quel giorno nacque una principessa.
Ed era bellissima.
"La chiameremo Fiore" decisero i suoi genitori.
"Principessa Fiore".
"Principessa Fiore".
"Principessa Fiore".
Il vento bisbigliava il suo nome.
L'erba lo mormorava.
Il fiume lo cantava.
E i fiori lo danzavano sugli alti rami degli alberi.
Ecco l'incipit del libro "Fiore e Spina" che ho avuto la rara fortuna di vincere alla splendida Pesca dei libri organizzata dal blog della libreria Centostorie la settimana del mio ritorno a casa dall'ospedale, dopo la nascita di A. E' stato un regalo più che gradito perchè è stato annunciato in un momento particolare della nostra famiglia, in cui avevamo tanto da festeggiare: oltre alla nascita di A., anche il compleanno del papà e di H. (il fatto che sia arrivato un po' in ritardo, non toglie nulla al valore del regalo).
Già l'inizio suggerisce il fatto che si tratti di un libro delicato, che parla d'amore e dei talenti che ognuno di noi possiede. Un libro che ho molto caro e che ho letto più volte (anche insieme ad H., che ha molto apprezzato) letteralmente affascinata dalle parole e dai meravigliosi disegni che vi si trovano.
Grazie e ancora grazie alle organizzatrici della Pesca che regalano sempre dei gioielli libreschi di bellezza straordinaria.
Tuesday, 9 November 2010
Falling through the days
Thursday, 7 October 2010
Leggendo: Malamore
Malamore. Esercizi di resistenza al dolore. Le donne, i loro uomini e la violenza.Sunday, 16 May 2010
A volte ritornano
Of course, I disregarded this at once (disregarding advice comes even more naturally when you are pregnant) and went out and bought a squillion pregnancy books and sat down to discover about the miracle of a new life. Which was when I started to see what she had meant.
(Quando sono rimasta incinta, una delle prime amiche a cui l'ho detto mi ha dato un consiglio: "Fai qualsiasi cosa, ma non leggere nessuno dei libri".
Ovviamente, l'ho immediatamente ignorato (ignorare i consigli viene anche più naturale quando sei incinta) e mi sono precipitata a comprare un triliardo di libri sulla gravidanza e mi sono impegnata a scoprire il miracolo di una nuova vita. E' stato allora che ho capito cosa intendeva.)
Durante la mia prima gravidanza mi sono comportata esattamente come sopra descritto. Trovandomi a Londra, città in cui, ho notato le pubblicazioni su gravidanza e parto abbondano (anche perchè l'utenza è molto più ampia che in Italia, visto la più consistente quantità di nascite), e in cui si trovano biblioteche e librerie in ogni dove, ho letto tutto il leggibile sulla gravidanza il parto e (una volta nata mia figlia) su puericultura e pedagogia (anche se, ad essere onesti, nel post-partum le letture si sono molto diradate, per ovvie ragioni..).
Non che quello che ho letto mi abbia poi effettivamente preparata a quello che mi aspettava, ma in quel momento ero convinta che un minimo di informazione fosse preferibile a un "salto nel buio". In alcuni casi, forse avreipotuto fare a meno di leggere quei manuali che spiegano tutto senza però informarti di niente, quelli che ti terrorizzano o quelli che al contrario, minimizzano qualsiasi cosa, quelli che contengono le foto del parto, quelli che hanno un linguaggio troppo "clinico" e brutale, quelli che hanno un linguaggio troppo poetico e idealizzato, come se quei nove mesi debbano essere necessariamente i più belli e meravigliosi della tua vita...
Dalla mia esperienza (precedente e attuale) posso dire che la gravidanza è un concentrato della propria esistenza, che - come tutte le esistenze - sono piene di alti e bassi: ci sono momenti in cui ci si sente belle come dee, momenti in cui copriresti tutti gli specchi di casa pur di non vedere la tua immagine sformata e informe riflessa, momenti in cui ti senti in armonia col tuo corpo, momenti in cui in questo corpo non ti riconosci affatto e ti verrebbe da urlare "Restituitemelo!!!", momenti in cui ci si sente piene di generosità e gentilezza nei confronti del genere umano, momenti in cui, se solo avessi un'arma a tua disposizione, faresti fuori almeno la metà delle persone che ti stanno intorno, momenti in cui ti commuovi anche vedendo Tom e Jerry, momenti in cui ti senti come posseduta dal demonio...
Pensavo, considerata la mia precedente overdose di testi su gravidanza e dintorni, di risparmiarmi - almeno questa volta - dal tornare in questo circolo vizioso, ma mi sbagliavo, perchè mi sono resa conto che dalla prima gravidanza sono passati più di 5 anni, e in questo lasso di tempo sono stati pubblicati parecchi libri nuovi (mettiamoci pure il fatto che in 5 anni molte cose si dimenticano, altre addirittura si rimuovono..). Mettiamoci pure il fatto che qualcuno, dopo aver saputo che ero di nuovo incinta mi ha prestato alcuni libri sull'argomento, praticamente obbligandomi a rientrare nel giro.
Quindi sono tornata a leggere questo genere di libri, soprattutto quelli che trattano di alimentazione (per scongiurare un progresso problema di colestasi) e di yoga (come tecnica di rilassamento contro l'insonnia che mi tormenta da sempre).
Ho pensato di evitare di riprocurami i libri letti durante la precedente gravidanza, ma ho voluto fare un'eccezione per quello che più, tra tutti, mi ha regalato dei momenti di svago. Si tratta della Rough Guide to Pregnancy and Birth di Caz Cooke. E' un libro che alterna pagine di informazione sulle diverse fasi della gravidanza, a un vero e proprio diario di bordo avente per protagonista una donna che affronta la sua gravidanza con quell'alternanza di orrore e meraviglia che caratterizzano le giornate di una "puerpera". E' un libro a metà tra il romanzo e il manuale, scritto con uno stile a dir poco esilarante e accompagnato da divertenti vignette, che mette in rilievo gli aspetti più buffi e bizzarri di questo terribile e fantastico percorso del "dare alla luce", senza però disdegnare gli aspetti più seri della questione.







