Malinconico. Se dovessi cercare un aggettivo per definire gennaio sarebbe questo. Lo so, mi si potrebbe dire "coraggio, sta per finire: manca poco", ma a dire il vero, non è che il mese che segue mi abbia mai trasmesso questa gran joie de vivre, visto che per un motivo a me ignoto la festa tipica di febbraio, cioè il carnevale, momento solitamente gioioso e spensierato, mi mette puntualmente un'inspiegabile tristezza. Penso che ciò sia dovuto essenzialmente al clima: vedere le "allegre mascherine" imbacuccate per il freddo e quasi totalmente nascoste dagli ombrelli aperti per ripararsi dalla pioggia (che in quei giorni arriva puntuale come una cambiale) mi ha sempre fatto sorgere la domanda (puramente accademica): "ma perchè non spostare il tutto a un mese un po' più benevolo climaticamente parlando? (ma lo so, il carnevale deve necessariamente stare prima della quaresima, come ultima botta di vita prima della contrizione e del rigore quaresimale). I vizi e i lazzi sono propri di Febbraio (qui a Roma iniziano già dopo le feste natalizie) e qui devono restare. Già, i lazzi, gli scherzi, ne vogliamo parlare? Mi chiedo: gli scherzi non dovrebbero essere divertenti? Non dovrebbero esprimere un certo sense of humour, irriverenti, sì, ma non pericolosi per chi ne è vittima? Cosa c'è di divertente nell'episodio che abbiamo vissuto giorni fa quando uscendo da un ristorante in cui eravamo stati a cena ci siamo visti lanciare addosso uova crude (che per la cronaca hanno beccato di striscio A. e le hanno inzaccherato il cappottino)?
Ma torniamo ai primi mesi dell'anno e a quello che me li rende malinconici (perchè io sono una che pensa, eh, si fa domande, eh, si interroga, eh, anche sui dilemmi più insignificanti e scontati). Ho stilato una lista, che non mi si venga a dire che non indago, non approfondisco, non sviscero. Eccome se sviscero, come sviscero io non sviscera nessuno.
Lista dei motivi per cui i primi due mesi dell'anno sono preda dei "Winter Blues":
° Gennaio vede ancora un ultimo strascico di feste natalizie, per la precisione quello strascico di feste natalizie in cui il mood oh-quanto-è-bello-il-Natale ha ceduto il posto oh-ma-che-palle-il-Natale (pardon my French!). Chi come me considera una forma di tortura anche solo il dover rimettere a posto le decorazioni natalizie, sa di cosa parlo.
° I propositi per il nuovo anno. Ormai li fanno in pochi. Io personalmente ho smesso da un pezzo, perchè non c'è cosa che metta più tristezza della consapevolezza di non essere in grado di mettere in pratica neanche un progetto per l'anno appena iniziato. Perchè siamo incoerenti, poco pragmatici, inconcludenti, mediocri, che a volte, è vero, ci si mette di mezzo l'imprevisto, ma il più delle volte l'imprevisto siamo noi.
° I bilanci. Gennaio, tempo di bilanci: si ripensa all'anno appena trascorso e si lista mentalmente ciò che di buono (o di cattivo) si è fatto per migliorare la propria vita. E a volte, come nel mio caso, si caccia un urlo disperato e sofferente.
° Il freddo. Ma più che il freddo la pioggia, i cieli plumbei che non promettono niente di buono, i giorni della merla, il fatto di dover limitare le uscite all'essenziale perchè non vedi che tempo che fa? Quelle tristesse!
° Il francese. Mi si dirà, ma che c'entra il francese. E' che per me il francese è la lingua malinconica per eccellenza, una lingua che in passato ho tollerato a stento e che mi son dovuta far piacere per forza di cose, visto che è l'unica con cui posso comunicare con mia suocera, che guarda caso è qui da due settimane e rimarrà qui fino a fine febbraio. E io che ho sempre sperato che fosse l'inglese (lingua ben più dinamica e fresca) a far parte del nostro lessico familiare, mi ritrovo invece a parlare (con grande fatica) e a sentir parlare il francese, la lingua dello struggimento e dello spleen.
° E' statisticamente provato che gennaio e febbraio sono i mesi in cui la gente muore più frequentemente.
° "L'imprevedibile viaggio di Harold Fry". Recentemente ho letto questo libro e l'ho trovato bello, commovente, emozionante, interessante, ma anche terribilmente malinconico. Mi ha fatto pensare molto e mi ha scatenato tenti e tali ricordi personali da crearmi una tempesta emozionale fortissima. Forse sarebbe stato meglio leggerlo in un altro periodo dell'anno.
° Le pagelle incombono. E le maestre caricano gli alunni di compiti prima delle indispensabili verifiche. Non che temiamo i risultati delle schede: la nostra è una scolara seria e diligente, ma ha spesso bisogno di spinte e ha una tale avversione per le tabelline da riportarmi pericolosamente alla mente, col suo bel carico da novanta di angoscia, quella che avevo io per la stessa materia alla sua età. Confesso che ogni volta che leggo sul diario "ripassare le tabelline" mi viene automaticamente l'istinto di battere ripetutamente la testa al muro.
C'è un'antidoto alla malinconia? Se c'è io non l'ho ancora trovato, ma di palliativi ne esistono a bizzeffe. Io ne faccio un uso smisurato quanto mai inefficace. Ma sempre meglio tentare.
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Monday, 28 January 2013
Wednesday, 14 November 2012
Risvegli
Stamattina sono stata svegliata da un ditino insistente. Quello della mia figlia più grande, che, essendosi resa conto che erano già le 7.20, ha pensato che fosse il caso di tirarmi giù dal letto, visto che dovevo ancora prepararle la colazione e pregarla di consumarla alla svelta, dovevo aiutarla a decidere cosa mettere e accompagnarla a scuola, come ogni santo giorno. E io che dormivo della grossa perchè mi ero svegliata alle 3.20 convinta che fosse un orario decente e poi avevo provato in tutti i modi a riaddormentarmi, ma la figlia piccola raffreddatissima e con qualche linea di febbre ha pensato che non fosse necessario. Dormire, intendo.
E quando finalmente era riuscita a darsi pace e io un po' con lei, la sveglia aveva suonato e io avevo spento la sveglia dopo due squilli pensando "adesso mi alzo", e mi ero rimessa a dormire. CVD
E alla mia figlia grande devo proprio aver fatto impressione, perchè, una volta alzatami, si è avvicinata a me e mi ha abbracciata e mi ha detto ti voglio bene mamma. E quando le ho chiesto cosa avessi fatto per meritarmi tutte quelle coccole di prima mattina mi ha risposto che pensava ne avessi bisogno, che avevo la faccia stanca.
Ed è vero, ho la faccia stanca, in questi giorni. Sono stanca da capo a piedi. Ho un mal di testa che mi svilisce, non dormo, sono sempre di corsa e ho l'impressione di non combinare niente di buono. Mi sento col morale e il fisico a terra, e per usare un'espressione inglese che rende bene l'idea, I feel sorry for myself.
Niente di grave, sia chiaro. Nessun problema particolare. Ma ci sono giornate così, capitano a tutti, magari a me succedepraticamente tutti i giorni più frequentemente che ad altri, ma nessuno è privo di momenti del genere. Ci sono giornate in vorrei stare spenta, in cui mi sveglio dicendomi che oggi proprio nun gliela posso fa', che non è cosa. Invece poi alla fine "gliela faccio" sempre, perchè bisogna, perchè devo, perchè altrimenti è finita.
Chè una ragione per sollevare le palpebre c'è sempre. Non fosse altro per ricevere una coccola mattutina.
E quando finalmente era riuscita a darsi pace e io un po' con lei, la sveglia aveva suonato e io avevo spento la sveglia dopo due squilli pensando "adesso mi alzo", e mi ero rimessa a dormire. CVD
E alla mia figlia grande devo proprio aver fatto impressione, perchè, una volta alzatami, si è avvicinata a me e mi ha abbracciata e mi ha detto ti voglio bene mamma. E quando le ho chiesto cosa avessi fatto per meritarmi tutte quelle coccole di prima mattina mi ha risposto che pensava ne avessi bisogno, che avevo la faccia stanca.
Ed è vero, ho la faccia stanca, in questi giorni. Sono stanca da capo a piedi. Ho un mal di testa che mi svilisce, non dormo, sono sempre di corsa e ho l'impressione di non combinare niente di buono. Mi sento col morale e il fisico a terra, e per usare un'espressione inglese che rende bene l'idea, I feel sorry for myself.
Niente di grave, sia chiaro. Nessun problema particolare. Ma ci sono giornate così, capitano a tutti, magari a me succede
Chè una ragione per sollevare le palpebre c'è sempre. Non fosse altro per ricevere una coccola mattutina.
Thursday, 14 June 2012
Giorni
E' stato un mese ricco, pieno, di viaggi, scoperte ma anche tanta routine, di quella che pesa perchè si è stanchi, perchè la stagione volge al termine, ed è stata una stagione strana, molto variabile, faticosa, imprevedibile. Siamo stanchi di scuola, di impegni, lavoro, cose da fare. Anche se ci siamo presi i nostri momenti "off", abbiamo avuto tanti alti e bassi.
Ma è andata: la primavera è volata e la nuova stagione è alle porte.
Confesso che l'estate non è la mia stagione preferita. Il caldo mi sfibra, mi svilisce, accentua la mia innata pigrizia e mi impedisce di mettere in funzione i pochi neuroni che mi sono rimasti. Le mie estati sono un continuo "vorrei ma non faccio". Sono un continuo produrre liste mentali delle cose da fare e un continuo lasciare le liste intatte, a un "dopo" che non arriverà mai. Per me l'estate è la stagione della procrastinazione per eccellenza e dell'ozio colpevole.
Ma ho imparato che se non si desidera sentirsi in colpa per qualcosa che non si è fatto, basta non programmare, prendere le cose per come vengono.
Vorrei un'estate lieve, senza pensieri e preoccupazioni, senza troppi impegni e cose da fare, un'estate che sa di famiglia, di calma e leggerezza, un'estate che ci dia la carica e lo stimolo a ricominciare, che, già lo so, l'autunno porterà nuove cose (belle e brutte, prevedibili e imprevedibili) nelle nostre vite, e dobbiamo essere pronti a girare pagina.
Ma è andata: la primavera è volata e la nuova stagione è alle porte.
Confesso che l'estate non è la mia stagione preferita. Il caldo mi sfibra, mi svilisce, accentua la mia innata pigrizia e mi impedisce di mettere in funzione i pochi neuroni che mi sono rimasti. Le mie estati sono un continuo "vorrei ma non faccio". Sono un continuo produrre liste mentali delle cose da fare e un continuo lasciare le liste intatte, a un "dopo" che non arriverà mai. Per me l'estate è la stagione della procrastinazione per eccellenza e dell'ozio colpevole.
Ma ho imparato che se non si desidera sentirsi in colpa per qualcosa che non si è fatto, basta non programmare, prendere le cose per come vengono.
Vorrei un'estate lieve, senza pensieri e preoccupazioni, senza troppi impegni e cose da fare, un'estate che sa di famiglia, di calma e leggerezza, un'estate che ci dia la carica e lo stimolo a ricominciare, che, già lo so, l'autunno porterà nuove cose (belle e brutte, prevedibili e imprevedibili) nelle nostre vite, e dobbiamo essere pronti a girare pagina.
Monday, 11 October 2010
Flusso di coscienza
Penso e ripenso che sono stanca. Stanca di sentirmi fare le stesse domande "quanto manca? ma così poco? non si direbbe.. la pancia è ancora piccola.. quanti chili hai preso? quando dovresti partorire? e perchè il cesareo? e anch'io/mia sorella/mia cugina/mia zia/una mia parente/mia amica/mia conoscente/la cugina della madre del datore di lavoro di mio marito abbiamo avuto gli stessi problemi.. e che cos'è, maschio o femmina? meglio così.. doveva essere così.. e dove partorisci? e quando esattamente? no, voglio dire in che giorno.."
E tutti a toccarmi la pancia senza chiedere neanche (tanto a che pro? non avrei il coraggio di dire che mi da fastidio, l'ho fatto una volta e la persona a cui l'ho detto si è quasi offesa), e chi chiede non ha bisogno di aspettare la mia risposta, tanto che c'è sempre qualcuno che mi precede: "ma certo che si può toccare, si deve! porta fortuna!" (a chi porterebbe fortuna? a me? alla bambina? alla persona che tocca?), e checavoli: io alla fortuna non ci credo, e questo toccachetiritocco mi fa venir voglia di uscire di casa con una corazza da testuggine, perchè - sarò eccessivamente pudica, ma come sono sono affari miei - quando mi si tocca la pancia è come se mi si toccasse una parte intima di me..
E penso che vorrei non dover ripetere le cose cento volte, e invece di rispondere a monosillabi come mi verrebbe da fare, invece di sviare il discorso verso un altro argomento, mi ritrovo a parlare sempre e solo di questo, e mi scappa che accidenti ho di nuovo le transaminasi alte e sabato sono stata al PS ostetrico, e ho rischiato di essere ricoverata, e meno male che mi hanno ripetuto gli esami e si sono un po' abbassate, e mi hanno dato una terapia da seguire a casa, e che lo so che ormai prima partorisco e meglio è, ma io non voglio partorire prima, non amo anticipare le cose, e non voglio "togliermi il pensiero" adesso (che "il pensiero" semmai me lo metto) e non saprei a chi affidare H., perchè i miei non sono ancora qui, e non mi sento di affidarla a nessuna della decine di (insospettate) persone che si sono offerte di occuparsi di lei, perchè non si tratterebbe solo di un paio d'ore..
"E H. come l'ha presa? E' gelosa? Non ancora?" E lei che (evidentemente stufa anche lei) alla 30a volta in cui le viene rivolta la domanda: sorellina o fratellino? si rifiuta di rispondere, mi abbraccia e seppellisce il viso sui miei fianchi, e nuovamente incitata a rispondere, dice fra i denti "srln", con me che traduco subito dopo: "sorellina", e so che vorrebbe alzare gli occhi al cielo quando riceve come originalissimo commento l'ennesimo: "così vi fate compagnia", ma invece li abbassa, fa la timida, ma io capisco che è semplicemente stufa..
E al tempo stesso non vorrei sembrare irriconoscente, non vorrei che la gente si offendesse, che dovrei essere contenta che ci si interessi a me, capisco che sia tratta di un argomento obbligato, che il pancione evidente, ingombrante esclude qualsiasi altro tema, ma la mia vita è fatta anche di altro. Vorrei parlare anche di altre cose -chessò - del libro che sto leggendo, del film che mi piacerebbe andare a vedere al cinema (anche se al cinema non ci metto piede da secoli e magari non ci metterò piede per altrettanti secoli) e come va con H., come si trova in prima, e hai presentato il modulo isee, e il lavoro come va, hai sperimentato nuovi piatti di cucina, hai visitato il nuovo negozio che hanno aperto, hai cucito qualcosa, ho letto il tuo blog.. E vorrei che qualcuno mi raccontasse delle cose, invece di chiedere a me come va col pancione, non accontentarsi della risposta "bene" e finendo per girare e rigirare sempre sullo stesso argomento. Vorrei ascoltare e nessuno mi parla di cose meravigliose..
E niente.. così.. è che mi sento un po' stufa.. un po' stressata.. un po' preoccupata, anche se a vedermi non si direbbe.. e il mio adorato consorte (sostegno nelle tribolazioni) sta lavorando 52 ore al giorno, sabato e domenica compresi, e mi manca, ma non vorrei dirglielo perchè se ne dispiacerebbe e so che non dipende da lui e ne sta passando davvero di tutti i colori. Che è la legge di Murphy.. "tutto va male contemporaneamente". Ma pazienza, che si può fare.. Passerà.. E' solo un periodo un po' così.. E' che sono stressata.. Non dormo abbastanza, l'insonnia ormai la fa da padrone. E lo so che se non dormo adesso, figuriamoci poi. Ma non riesco.
E ho le gambe e i piedi gonfi come tronchi d'albero. E non riesco a indossare nessuna delle decine di paia di scarpe che posseggo.. E ieri ho incontrato un gruppo di donne in tiro (come tutte le libanesi sanno essere), tutte griffatissime e dotate di tacco 12 e mi son beccata il commento del marito libanese di un'italiana, che ha detto rivolto a entrambe: "Si vede che siete italiane. Siete le uniche ad essere vestite semplicemente.. quasi in modo trascurato" (e già paragonata a lei io sembravo una stracciona).
E stanotte ha fatto un vento terribile ed era tutto un rumore di porte che sbattevano e sferzate da paura e checaspitacisimetteancheiltempo
...
Scusate lo sfogo. Per un attimo ho creduto di essere Molly Bloom...
Adesso: silenzio stampa.
E per superare lo stress, penso che mi dedicherò all'unica terapia veramente efficace in questi casi: una mattinata di shopping sfrenato (non di abiti pré-maman, ovviamente..).
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