Thursday, 1 May 2014

Easter is Easter

La Pasqua è passata da un po', ma quest'anno l'abbondanza di "ponti" ci ha dato l'illusione che le vacanze pasquali non volessero finire mai. Tra l'altro, contrariamente alle nostre usanze, in base alle quali trascorriamo sempre questa festa insieme ai parenti, questa volta abbiamo optato per una Pasqua a quattro, in una Roma apparentemente deserta di romani e colma di turisti.
La giornata è iniziata con un risveglio coatto e inaspettato: nonostante avessi lasciato via libera alle piccole di casa delegando loro la responsabilità dell'apertura delle uova (nella speranza di riuscire a dormire qualche minuto in più), sono stata svegliata ugualmente alle 7.20 da un coro a due voci di "mamma, ci aiutiiiiii?".
Il rituale della rottura delle uova ci ha lasciato con:
1) la consapevolezza che la chiusura delle uova è sempre più a prova di bambino,
2) una quantità industriale di cioccolato al latte (che non so ancora come smaltire),
3) una serie di sorprese insignificanti (prova evidente che l'assioma pasquale "più l'uovo è grande, più la sorpresa è deludente" non è una sciocchezza).


Ci siamo vestite con gli abiti della festa (le bambine hanno riciclato i fiocchi delle uova), abbiamo atteso l'arrivo dell'adorato consorte - fuori per lavoro - e siamo andati tutti insieme alla Chiesa Maronita, popolata da facce sconosciute (visto che i parrocchiani, al contrario di noi, avevano già preso diligentemente parte alla lunghissima messa di mezzanotte).



Poi, pranzo pasquale in un ristorante poco pasquale, e breve giro per il centro, preso d'assalto dai turisti pasquali.


La mattina di Pasquetta, noi donne di casa (lasciandoci dietro, al solito, il lavoratore indefesso o "breadwinner" della famiglia) siamo partite , destinazione Sud-Sud, in un viaggio tranquillo, ormai di routine, che ci ha dato come unica ebbrezza quella dell'avvistamento in aeroporto di Noemi (soprannominata dalle mie bambine "quella di x-factor") da me riconosciuta, a decine di metri di distanza, grazie alla chioma arancione e all'andatura "elefantina".


Abbiamo trovato una città ancora abbandonata a se stessa (non se ne esce, accidenti, non se ne esce!), una casa accogliente, grande e ordinata (praticamente il contrario del nostro nido romano), dei nonni amorevoli, dei cugini allegri e chiassosi, un giardino (sapientemente curato da mia madre, con contributi strutturali significativi da parte di mio fratello) al massimo del suo fulgore e un clima che ha alternato giornate da depressione cosmica a momenti di gioia solare primaverile.
Il 25 aprile, fortunatamente, il tempo è stato così clemente e misericordioso da permetterci di trascorrere l'annuale incontro con i cugini e zii paterni all'aperto, alternando giochi a mangiate colossali.

Bandierina numero unoooooo!
Y la vida sigue igual...

1 comment:

  1. Bella la Pasqua a Roma deserta, noi siamo sempre da parenti e dunque chiusi in quattro mura nel centro, che rabbia, ma le bambine si divertono un mondo coi cuginetti!
    Poi la campagna anche noi l'abbiamo goduta nei giorni successivi. Ti ho pensata perchè avevamo cercato di andare al giardino botanico, ma hanno un calendario da ufficio non da "giardino"!

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