Monday, 13 January 2014

Senza rete

Mi incuriosiscono quelle persone che riescono a usare ogni tipo di social network e ad avere, al contempo, una vita. Guardo quella fila lunghissima di icone, in cima ai loro siti, e rimango basita. Mi domando come facciano. Io ho un blog. Punto. E già non riesco a star dietro a quello (e me ne dispiace, perché lo considero come l'unico modo in cui ho la possibilità, avendo ahimè la memoria di un pesce rosso, di tener conto di quello che faccio, del pezzo di vita che sto vivendo).
Considero internet una grande invenzione, ma la sfrutto da spettatrice che da vera e propria agente.
Internet è parte integrante della mia giornata, ma vivendolo più che altro passivamente ho l'impressione di potere, se voglio, anche farne a meno. E soprattutto mi fa pensare di non essere iperconnessa. Ecco, diciamo che mi sento connessa il giusto. Non sono su Facebook, Twitter o Instagram. Ho uno smartphone solo da alcuni mesi (per gentile concessione dell'adorato consorte) e ho Whatsapp, ma non ho un'artrite da uso smodato delle tastiere, e dubito che ce l'avrò mai. La mia fissa (moderata) sono internet (con tutta la pletora di miei siti preferiti, di informazione, cultura e cazzeggio), il mio blog (quando sono in vena), gli sms e le email (cose basilari, insomma). E non ne ricevo tanti e così importanti da potermi arrogare il diritto di farmi venire una crisi di nervi quando non c'è campo e/o connessione. Eppure...
Eppure, ogni volta che vado giù dai miei, in quello che evidentemente è uno degli ultimi luoghi sulla terra dimenticato da Dio e dalla rete, mi avvilisco e non me ne faccio una ragione. Per qualche giorno me ne sto buona e cara, mi cerco attività alternative, e cerco di autoconvincermi che io no, non sono come i fissati del web (come il mio adorato consorte, per dire). Io ce la posso fare benissimo a stare tre settimane senza. Del resto, come si faceva, una volta? Non sono mica una nativa digitale, io. So come si vive senza tecnologia avanzata.
Resisto una settimana, non di più. Poi mi viene una smania, un prurito ingiustificato. E mi trasformo, mi agito. Mi aggiro come una rabdomante per la casa alla disperata ricerca di campo, mi sottopongo a telefonate e messaggi al freddo e al gelo nel punto del giardino in cui si gode della bellezza di tre tacche. Medito di costruirmi una tenda, in quel punto, e di trascorrere le vacanze lì. Combatto con la connessione altalenante e lenta, ma di un lento che nell'attesa che finalmente mi apra la pagina potrei leggermi Guerra e Pace quasi per intero.
Cerco, provo insisto, non demordo. E mi sento terribilmente stupida. Perché non faccio attualmente un lavoro che richiede che sia eternamente connessa. E potrei godermi le vacanze in santa pace invece che maledire la mancanza di rete.
Ma del resto come rinunciare allo sms del compagno di scuola che si ricorda della tua esistenza ogni tre Natali, o leggere l'imperdibile post nel quale l'imperdibile blogger propone la sua imperdibile versione del cotechino con le lenticchie (il fatto che il cotechino non mi piaccia è un dettaglio insignificante), o alla newsletter mensile di Ikea, o alla email automatica del portale con cui lavoravi un anno fa (dal cui invio hai provato a cancellarti invano un'infinità di volte) o a quella di Okaidi che ti comunica che sono iniziati i saldi e tutto è al 50%?

2 comments:

  1. Ah come ti capisco :)
    Io sono anche peggio vista la quantità di profili che ho!:p

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    1. Iperconnessa che non sei altro! :)

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