Monday, 10 March 2014

Di film imperdibili e azioni sconsiderate

Sono una mamma sconsiderata. Sotto la parvenza di genitrice attenta, ortodossa, si nasconde una me superficiale e dissennata, che a volte a merenda propone patatine e caramelle e che porta le figlie a vedere film non ancora adatti a loro.
A confermarmi di essere sconsiderata non serviva un film. Lo so da me. In realtà non è che non ci abbia pensato, ma a volte (quasi sempre) le occasioni vanno prese immediatamente, quali che siano le conseguenze.
Quando "La mafia uccide solo d'estate" è uscito per la prima volta nelle sale desideravo andare a vederlo, ma come al solito mi si era presentato il problema del "a chi lascio le bambine", visto che il mio consorte - per quanto adorato - è raramente disponibile, preso com'è dalle sue infinite beghe lavorative, e non abbiamo parenti (nonni, fratelli, sorelle) che possano occuparsi di un baby-sitting lastminute, quindi, avevo rinunciato (come già fatto mille altre volte). Quando venerdì scorso ho visto che il film era stato riproposto nel cinema vicino casa in seconda visione mi è tornata la voglia di andarlo a vedere, e insieme a alla voglia è tornato anche il problema. Mi si era palesata in mente l'idea di portarle con me, ma temevo che trattandosi di film che parla di mafia - per quanto con spunti comici - presentasse scene troppo violente, non adatte a una novenne, e men che mai a una treenne. Mi sono dibattuta fino a quando - probabilmente forte dell'adrenalina accumulata nella corsa mattutina - ho deciso che ci sarei andata, pensando che:
1. Le seconde occasioni non si rifiutano. Semplicemente perchè non ricapitano. Mai.
2. Scegliendo lo spettacolo delle 21.00 A. si sarebbe addormentata dopo il primo minuto (cosa che ha fatto puntualmente) rimuovendo parte del problema.
3. Se il film mi fosse sembrato inadatto alle bambine avrei sempre potuto alzarmi e uscire dal cinema.
Ed è stata una saggia decisione, perchè il film era meraviglioso.
Di una semplicità disarmante e una profondità estrema.
Un film che fa passare dal riso al pianto nel giro di un minuto.
Un film che non mi sarei mai perdonata di aver perso, perchè contiene uno scenario che mi è estremamente familiare ed è ambientato in un periodo che ho vissuto personalmente.
Non sono siciliana e sono leggermente più giovane del regista (formidabile Pif!) ma io alcune di quelle scene ce le ho ben presenti, specie la strage di Capaci e quella di via D'Amelio. Negli anni '90 vivevo a Reggio Calabria e ricordo che allora non passava settimana che in città non ci fosse un delitto di mafia. Ero adolescente, la cosa mi toccava solo passivamente, da spettatrice, e ormai si era passati dall'eccezionale alla routine, che appiattisce pure l'orrore e seda la paura. In tutto ciò non voglio dare l'idea che tutto fosse normale. Non era normale affatto. Ma a un'adolescente immerso nel suo mondo di adolescente, certe cose, specie se reiterate, entrano in sordina nella sua vita fatta di uscite, amici e scuola. Ma ricordo come fosse oggi una mia compagna entrare in classe, un giorno, descrivendo in lacrime la scena cui aveva assistito la sera prima, quando durante una passeggiata lungo il corso aveva quasi assistito a un omicidio. Era passata davanti il luogo in cui poco prima si era svolto l'ennesima resa dei conti nella lotta tra cosche.
Ricordo anche la sensazione che mi dava passare in quelle stesse strade in cui sapevo essersi svolto un delitto. Camminare sui marciapiedi e pensare di intravedere tracce di sangue, ancora dopo mesi. E il senso di rabbia e di impotenza che assale quando sei costretto a subire una cosa che non vuoi e ti ritrovi senza via d'uscita.

Nonostante le scene particolarmante "forti" (immagini di repertorio), non siamo uscite dal cinema. Non so se la visione di questo film lascerà degli strascichi sulla psiche di mia figlia, che mi ha detto di esser rimasta sconvolta - in mezzo all'abbondanza di esplosioni e morti ammazzati - dalla visione di una mano carbonizzata che regge una pistola. Ma le è servito per introdurre una nuova parola nel suo dizionario emotivo. Le è servito a imparare che la mafia esiste ed è dappertutto. Che nel mondo c'è il male. E per rifiutare il male, bisogna saperlo riconoscere.
Probabilmente se H. avesse avuto qualche anno in più sarebbe stato meglio. Ma in ogni caso avrei dovuto spiegarle passo passo le scene del film come ho fatto adesso, visti i tanti riferimenti a situazioni e personaggi che lei, come anche ragazzi più grandi di lei, non conoscono.
L'ho ringraziata, alla fine del film. Per avermi permesso di fare questo gesto sconsiderato, che mi ha fatto ridere e piangere in modo liberatorio per 90 minuti.

Quando sono diventato padre ho capito due cose: la prima che avrei dovuto difendere mio figlio dalla malvagità del mondo, la seconda che avrei dovuto insegnargli a distinguerla.


3 comments:

  1. wow!!!! Non sei una sconsiderata: sei un mito!!!! <3 <3

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  2. Approvo la tua scelta. Il film è "delicato" pur nella tragicità e crudeltà dell'argomento.
    L'importante è parlare con i bambini e spiegare, come hai fatto tu, ciò che guardano. È importante che imparino a conoscere la realtà in cui vivono, nel bene e nel male.

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  3. Io non sono riuscita ad andarlo a vedere. Ma lo faro', da sola pero' che ancora non posso raccontare alla nana cinquenne che esiste tutto questo dolore e questa sofferenza. Cerco di preservarla ancora per un po' nel suo mondo di unicorni :D

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